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Carri europei postbellici

veicoli militari


Con le sue numerose nazioni industrializzate e le molteplici esigenze operative l'Europa ha dato un motevole contributo alla diversificazione e allo sviluppo dei carri armati, che dopotutto naquero nelle file degli eserciti di tale continente. Con il tempo, molte industrie sono andate tuttavia fuori da un mercato via via sempre più asfittico, specie dopo la fine della Guerra fredda, tanto che attualmente la nazione che ha dato la vita ai carri armati moderni, la Gran Bretagna, è uscita (presumibilmente in maniera definitiva) dal mercato di tali mezzi da battaglia.

Francia

La Francia ha una lunga tradizione riguardo ai carri armati, con una serie di mezzi che apparvero e combatterono già ai tempi della Prima guerra mondiale. Da allora i francesi hanno costruito numerosi altri veicoli, spesso assai discutibili concettualmente, ma in ogni caso fino ai giorni nostri sono tra le non molte nazioni che hanno la capacità di produrre carri armati moderni.

I carri francesi postbellici iniziarono a partire dal 1944, con il progetto dell’ARL-44, realizzato in pochi esemplari con le tecnologie disponibili, scafo imparentato con quello del vecchio Char B1 bis, e cannone da 90mm in una nuova torretta. Solo pochi di questi mezzi, obsoleti ma potenti, vennero prodotti, prima di passare ai veicoli americani M47 Patton quando questi, rendendosi disponibili, cominciarono a sostituire gli ARL, gli M4 Sherman e persino un certo numero di Panther nell’esercito francese.


i nuovi carri francesi , apparsi nel periodo postbellico, erano caratterizzati da un’elemento straordinario: la torretta oscillante, con caricatore automatico solidale al cannone. Purtroppo il potente AMX-50, con cannone da 100 poi addirittura da 120mm, peso 50t., non entrò mai in servizio. Sarebbe stato un mezzo estremamente innovatore per i suoi tempi. In compenso parziale entrarono in servizio le blindo pesanti EBR-75 e i carri leggeri AMX-13, entrambi con torretta oscillante da 75mm. Gli AMX divennero un grande successo, dando vita ad una famiglia di veicoli dall’aspetto proteiforme, con mezzi da combattimento per la fanteria, semoventi d’artiglieria campale leggeri, pesanti, contraerei. I carri vennero aggiornati con cannone a media pressione (per l’export) da 105mm, oppure con un cannone da 90mm ad alta pressione. In tal modo potevano sconfiggere i carri T-55, altrimenti invulnerabili all’arma da 75 derivata da quella del Panther


Negli anni ’60 arrivarono i carri AMX-30, mezzi medi dotati di elevate caratteristiche di mobilità. Essi erano in competizione con i Leopard tedeschi, ma il confronto non fu risolutivo e i francesi si tennero il carro nazionale, meno mobile ma più preciso nel tiro. L’AMX-30 ha il peso più basso della sua generazione di carri, gli MBT, e anch’esso è stato sviluppato in una serie di semoventi di artiglieria, compresi i lanciatori di missili balistici tattici Pluton. I successi export sono stati consistenti, ma i suoi diretti discendenti, per quanto interessanti, l’AMX-32 e AMX-40, non hanno avuto nessuna fortuna, anche se in compenso hanno rappresentato un necessario passo avanti rispetto al carro AMX-30 in termini di potenza di fuoco, corazza (hanno introdotto le corazze composite anche nei mezzi francesi) e mobilità (solo l’AMX-40).


il carro destinato a sostituire gli AMX-30 è apparso nei tardi anni ’80, più o meno in contemporanea con l’Ariete italiano, e come questo non ha fatto in tempo a partecipare alla Guerra Fredda. L’AMX Leclerc è subito diventato il carro armato tecnologicamente più avanzato del mondo, con caricatore automatico, corazza modulare, cannone da 120mm prolungato e motore ipercompresso diesel, con una massa non molto maggiore di quella di una turbina. Nondimeno, non ha avuto molto successo all’export, differentemente dai suoi predecessori


Gran Bretagna

Gli inglesi furono i primi che nel 1916 portarono in combattimento il carro armato, chiamato come nome di copertura ‘tank’ (cisterna). Da allora hanno ideato decine di veicoli da combattimento cingolati, ma la fase postbellica della loro industria del settore non ha fatto che calare, a fronte del successo di altri Paesi nel controllo dei mercati esteri.

Il Centurion è apparso in pochi esemplari verso la fine della Seconda guerra mondiale. Esso era destinato a combattere Panther e Tiger, ma avrebbe avuto una carriera ben diversa e più lunga, combattendo soprattutto contro i carri sovietici in Medio Oriente. Capace di ricevere considerevoli ammodernamenti, lento ma con un valido sistema di sospensioni, pesante corazza d’acciaio, esso ha rappresentato il maggiore successo dell’industria carrista inglese, con oltre 4400 mezzi prodotti, e via via esportati verso parecchi Paesi, inclusi i veicoli inglesi dimessi negli anni ’60. Introdussero il cannone da 105mm.


Un compagno ‘pesante’ per i Centurion era il Conqueror, pesante come un Konigstiger o Tiger II (65t.). Esso aveva una corazza frontale da 130mm a 60 gradi di inclinazione, e in ogni altra parte era comunque ben corazzato, per questo pesava cos’ tanto (10t. più dell’equivalente M103 americano). Prodotto in poco meno di 200 mezzi, aveva il compito di sostenere i Centurion armati di cannone da 83mm con tiri a lungo raggio. Quando questi ultimi vennero riarmati con il cannone L7 da 105 allora il lento e pesante Conqueror divenne davvero obsoleto e finì i suoi giorni come bersaglio per poligoni.


I carri Vickers da esportazione, sono derivati dalla costatazione che il carro Chieftain era davvero troppo pesante per molti clienti esteri, così è stato progettato un veicolo simile ad una versione leggera del Centurion, con cannone da 105mm , corazza di medio spessore, motore e complessivi derivati da quelli dello Chieftain. Esso ha in effetti avuto un notevole successo export ed a un certo punto è stato costruito in grande serie in India. Dopo sono giunti altri carri, i Valiant e i Vickers Mk 7, quest’ultimo con il motore dal Leopard 2 e il cannone da 120 rigato inglese. Nonostante fossero dei mezzi potenti, più leggeri dei Challenger coevi e con ottime caratteristiche, non hanno trovato clienti esteri, fallendo nel ripetere il successo del precedente tipo di carro.


Lo Scorpion dimostra qui quanto minuscolo fosse rispetto ad una sagoma umana Un altro veicolo considerabile come carro armato, sia pure leggero, era lo Scorpion. Esso ebbe luogo come veicolo da ricognizione ad alta mobilità ma armato di un cannone da 76 corto, che nella più pura tradizione inglese non aveva proiettili HEAT ma HESH, sufficienti comunque a mettere KO un carro armato medio, a condizione che avesse corazza monostrato. Lo Scorpion è stato sviluppato in una vera famiglia di mezzi, come lo Scorpion 90 con cannone di questo calibro, lo Scimitar con mitragliera da 30mm, e numerosi altri mezzi ancora. Oltre 4.000 costruiti. Comparato ai Chieftain in servizio in GB come in Iran, lo Scorpion era impressionante per le minuscole dimensioni, come anche per l’eccellente mobilità e velocità


Gli inglesi entrarono nell’era degli MBT con lo Chieftain ma a differenza dei francesi e tedeschi non pensarono che la migliore difesa fosse la mobilità, ma una pesante corazzatura. Il possente Chieftain, armato con un cannone L11 da 120mm è rimasto il carro più armato e corazzato della NATO per oltre 10 anni, dai tardi anni ’60. Esso era sottopotenziato, con un motore boxer assai inaffidabile per un tale mostro meccanico (era lo stesso tipo degli autobus di Londra a 2 piani).Nell’insieme questo mezzo è stato ben lungi dal ripetere il successo commerciale del Centurion, se non anche quello operativo (in relazione ai tempi). Lo Chieftain è stato aggiornato a più riprese, ha combattuto con l’Iran e il Kuwait, alcuni sono stati catturati e riusati dagli irakeni. Le ultime versioni hanno introdotto un sistema ad immagine termica, ma anche motori più potenti, da 1200hp (carro Kalid dei giordani). Le richieste iraniane per corazze e motori più potenti portarono allo Shir-1 e Shir-2 (shir significa leone), e costituirono la base per il successivo Challenger.


Il Challenger derivò , agli inizi degli anni ’80, dagli studi per sostituire l’armatura d’acciaio dello Chieftain con una stratificata composita dei laboratori Chobbam. Esso ebbe anche un motore più potente da 1200hp turbodiesel. Nonostante queste ed altre particolarità, ed un sistema di controllo del tiro computerizzato basato su laser e immagine termica, esso ha avuto un successo operativo non esente da pecche, come anche quello commerciale. Per sostituirlo è stato presentato il Challenger 2, con una torre più ergonomia di quella, direttamente derivata da quella del Chieftain, del primo modello. Si è trattato di una scelta industriale, perché in pratica l’alternativa era quella di comprare l’M1 o il Leopard 2, decretando la fine dell’indipendenza inglese che nel settore carri armati deriva dalla stessa invenzione pratica di tali mezzi.

Germania

LA Germania non ha seguito lo sviluppo dei carri fin dall’inizio, e nella Prima guerra mondiale non ha avuto una forza corazzata apprezzabile, anche se costruì un certo numero di mezzi e alla fine delle ostilità aveva in costruzione un veicolo da 150 tonnellate. Durante la seconda guerra mondiale arrivò a provare carri da 180t. e produsse forse il miglior mezzo del conflitto, il Panther. In ogni caso, i Panzer tedeschi sono rimasti nella storia come veicoli temuti e temibili, specie per le tattiche che venivano usate con essi. Nel dopoguerra, la Germania prostrata dal conflitto e dai termini della resa ha impiegato 15 anni per dare vita ad un carro, il Leopard 1, dalle dimensioni e dall’aspetto del Panther tedesco, che divenne subito il carro NATO standard.


Il Leopard poi noto come Leopard 1, è una creazione di eccellente livello tecnico, con un’ottima meccanica, un periscopio di osservazione a 20 ingrandimenti e un motore MTU. Esso ha avuto un grande successo commerciale e, a torto o a ragione, è stato definitio il miglior carro del mondo (negli anni ’60). Prodotto in oltre 4000 mezzi, ha continuato a prestare servizio come MBT standard di numerosi eserciti, spesso aggiornato in maniera considerevole. La sua limitazione principale era la blindatura, di 70-86mm come massimo nello scafo e poco di più nella torretta. Era un carro concepito per muoversi e sparare, non per resistere al fuoco diretto dei carri e dei missili HEAT, che non avrebbero avuto difficoltà a penetrare un veicolo che, rispetto al suo antenato Panther, era addirittura meno protetto. I Leopard C1 canadesi sono giunti a portare 6-7tonnellate di armatura frontale extra pareggiando la resistenza dei primi Leopard 2 (solo nell’arco frontale).


290px Se il Leopard 1 somiglia al Panther in massa e aspetto, il successivo Leopard 2 del 1979 somiglia altrettanto al Tiger tedesco del 1942. Ha corazza composita e cannone da 120 liscio, motore da 1500hp. Esso è diventato uno standard di riferimento per i mezzi della categoria da quando esiste, ed è il carro di ultima generazione dal maggior successo di export anche per via degli stock di mezzi tedeschi in surplus.

Italia

L’Italia ha una tradizione, nonostante i disegni di Leonardo, non molto significativa nei carri armati. Il Fiat 2000 aveva molti elementi interessanti, ma non è entrato in servizio prima della fine della Prima guerra mondiale ed è stato prodotto in soli 2 esemplari. Durante la Seconda guerra mondiale, i corazzati italiani erano poco più che mediocri, anche se in buona compagnia. Durante gli anni ’60 l’Italia ha prodotto su licenza i carri M60 e poi i Leopard, e da questi ultimi ha estrapolato il carro OF-40 per l’export, con modesti successi di vendite.

L’unico carro nazionale postbellico è il discusso Ariete, carro di ultima generazione, con un peso e un motore meno impegnativi di altri veicoli. Il sistema di condotta del tiro è molto avanzato, la mobilità accettabile, la corazza composita viene valutata come non particolarmente resistente comparata ad altri mezzi occidentali, mentre il costo potrebbe essere relativamente basso se vi fosse stata una produzione abbastanza elevata. Per i tempi in cui il programma si è svolto, non c’è stato modo di usarlo durante la Guerra Fredda, ma soprattutto il problema di fondo, sollevato a più riprese, è che questo programma nazionale non ha segnato una svolta positiva rispetto all’eventuale produzione su licenza, dopo i soddisfacenti risultati del programma Leopard 1, di una serie di Leopard 2, che tra l’altro sarebbero stati disponibili anni prima.

Forse uno dei problemi era che i carri tedeschi non potevano e non possono essere esportati a Paesi in stato di guerra, e quindi l’industria bellica italiana, all’epoca 8anni ’80) davvero ‘rampante’, voleva le mani libere nell’esportare i suoi prodotti.

Svezia

Paese tradizionalmente neutrale, la Svezia non ha rinunciato ad avere anche un parco di mezzi corazzati, per i quali ha presto sentito l’esigenza di progettare mezzi originali, fin dai tempi della Seconda guerra mondiale. Dopo ha comprato i Centurion, ha sviluppato mezzi nazionali ed infine ha preso in carico i Leopard 2.

Carro leggero complementare al Carro S, si tratta di un veicolo con cannone da 90mm in torretta girevole.


Elencare le innovazioni e le particolarità del Carro S o Strv 103 svedese, senza dimenticare nulla, è impresa ardua. Esso è un carro senza torretta, con cannone solidale allo scafo, fisso sia in elevazione che in brandeggio, perché è il pilota che aziona il mezzo in maniera talmente precisa che si può sparare orientandolo e usando le sospensioni idropneumatiche. VI è un caricatore automatico, il cannone ha canna prolungata, vi sono 2 motori –diesel e turbina- e il mezzo è anfibio con preparazione(!). L’unico problema, oltre al costo è dato dalla impossibilità di sparare in movimento. In sintesi, questa è stata la risposta svedese all’esigenza di un carro MBT.

Svizzera

Paese neutrale, nonostante le montagne la Svizzera ha sviluppato una componente corazzata con vari tipi di mezzi. Ha comprato Centurion, ma poi li ha integrati con carri nazionali, per poi finire con i Leopard 2. Essa ha avuto un fato simile a quello della Svezia, ma ha pensato carri armati molto più convenzionali, della famiglia Pz 59,61,e soprattutto, Pz 68.

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