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DELASEM


La DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei) è un’organizzazione che operò in Italia tra il 1939 e il 1947 per la distribuzione di aiuti economici agli ebrei internati o perseguitati. Si calcola che nel solo periodo bellico la DELASEM sia stata capace di distribuire aiuti per la cospicua somma di oltre 1.200.000 dollari, di cui quasi 900.000 provenienti dall’estero.

Il periodo fascista (1939-1943)

La DELASEM nacque il 1 dicembre 1939, come associazione autorizzata dal governo fascista, per iniziativa di Dante Almansi e Lelio Vittorio Valobra, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Unione delle comunità israelitiche in Italia. Scopo ufficiale era quello di assistere i correligionari stranieri allora profughi e internati in Italia ed agevolare l’emigrazione di almeno una parte di essi. Privati del diritto di residenza sul suolo italiano dalle Leggi razziali del 1938 e, a partire dal 15 giugno 1940, rinchiusi in appositi campi di concentramento, di cui Ferramenti di Tarsia, in provincia di Cosenza, fu il principale, o avviati al confino, gli ebrei stranieri rifugiatisi in Italia risultavano nella maggior parte privi dei più elementari mezzi di sussistenza.

La sede centrale dell’associazione fu stabilita a Genova, sotto la direzione di Lelio Vittorio Valobra. I finanziamenti provenivano principalmente, attraverso Parigi, da enti ebraici internazionali, quali l’American Joint Distribution Committee e l’Hebrew Immigrant Aid Service, ma anche dalla raccolta di fondi in Italia. L’organizzazione, legale fino all’8 settembre del 1943, potè contare fin dal 1940 del sostegno (non ufficiale) di alcuni settori della Chiesa cattolica. Dopo l’occupazione di Parigi fu la Svizzera a fare da collegamento fra la DELASEM e le organizzazioni di beneficenza internazionali.

Per attuare le sue finalità, la DELASEM si servì di una rete di corrispondenti – scelti tra i correligionari internati – dislocati nei campi e nelle località di internamento. Con una circolare del 18 maggio 1942, il Ministero degli Interni fasscista richiamò che l’attività di questi corrispondenti fosse limitata esclusivamente “agli scopi assistenziali e al disbrigo delle pratiche di emigrazione”. Nonostante ogni limitazione, tra il 1939 e il 1943 la DELASEM fu capace di assistere oltre 9000 rifugiati ebrei e di aiutare 5000 di essi di svariata nazionalità a lasciare l’Italia e raggiungere paesi neutrali (in primo luogo la Spagna), salvando loro la vita.

Speciale attenzione fu riservata all’infanzia. Nel 1942 fu costituita a Firenze la “DELASEM dei Piccoli” con lo scopo specifico di dare assistenza ai bambini internati, offrendo loro libri, assistenza medica, giocattoli e vestiti. Nel campo di Ferramonti di Tarsia l’istituzione di una “Mensa dei Bambini” aiutò significativamnte a migliorare le condizioni di vita degli infanti, bambini e ragazzi ivi internati. A Villa Emma a Nonantola il delegato DELASEM Mario Finzi in collaborazione con don Arrigo Beccari e il medico Giuseppe Moreale organizzò un orfanotrofio modello che accolse per circa un anno un gruppo di un centinaio di bambini dalla Germania e dai Balcani.

Il periodo della clandestinità durante l’Olocausto (1943-45)

Con l’8 settembre 1943 la DELASEM passò alla clandestinità. Dalla soppressione dei diritti degli ebrei si attuò al progetto di sterminio sistematico. Definiti nel Manifesto di Verona (novembre 1943) della Repubblica Sociale come stranieri e nemici, oltre 6000 ebrei – uomini donne e bambini – saranno deportati dall’Italia e uccisi nel campo di sterminio di Auschwitz.

L’occupazione tedesca e gli arresti frammentarono l’organizzazione DELASEM in sezioni spesso tra loro isolate. A Roma la DELASEM operò fino alla liberazione sotto la direzione di Dante Almansi e Settimio Sorani, con la collaborazione di padre Benedetti, ma senza contatti diretti con le centrali di finanziamento in Svizzera. Il collegamento tra la Svizzera e la sede centrale di Genova rimase invece attivo grazie alla collaborazione tra l’ebreo Massimo Teglio e la curia genovese, la quale funzionò a tutti gli effetti come centrale per la distribuzione degli aiuti internazionali nell’Italia del Centro-Nord. A tenere in piedi l’intera organizzazione fu di fatto, con Massimo Teglio, don Francesco Repetto, segretario del card. di Genova Pietro Boetto. Quando nel luglio 1944, don Repetto, ricercato dalla Gestapo, sarà costretto a nascondersi in montagna, don Carlo Salvi ne continuerà l'opera fino alla Liberazione.

Le deportazioni aumentarono il peso e la responsabilità delle componenti non-ebraiche che contribuirono in modo determinante nel tenere vivo il flusso degli aiuti. A curare i collegamenti tra Genova e le varie città del Centro-Nord furono così ebrei come Raffele Cantoni, Giorgio Nissim e Mario Finzi e sacerdoti come don Giovanni Maria Rotondi e mons. Giovanni Cicali. A livello periferico la DELASEM potè contare di una vasta e solidale rete di complicità tra ebrei, membri della resistenza, sacerdoti, semplici cittadini, che pur tra innumerevoli difficoltà si adoperarono con molta efficacia a provvedere assistenza per il mantenimento, l’alloggio e in molti casi l’emigrazione clandestina in Svizzera di centinaia e centinaia dei 35.000 ebrei italiani e stranieri che sopravvissero alle persecuzioni.

Il più spettacolare esempio di salvataggio riguarda i ragazzi di Villa Emma a Nonantola. Grazie all’impegno di don Arrigo Beccari e Giuseppe Moreale, all’arrivo dei tedeschi nel settembre 1943, in meno di 36 ore tutti i cento e piu' ospiti dell’orfanotrofio della DELASEM furono nascosti tra le famiglie della zona e quindi successivamente trasferiti clandestinamente in piccoli gruppi in Svizzera. Soltanto uno di loro che ammalato era stato affidato a un sanatorio fu catturato e perì a Auschwitz. Ai ragazzi di Villa Emma la RAI ha dedicato nel 2004 il film-TV: La fuga degli innocenti, tratto dal libro I Campi del Duce: L’internamento civile nell’Italia fascista (1930-1943), di Carlo Spartaco Capogreco (Einaudi: Torino 2004).

Tra le persone che entrarono in contatto con la DELASEM o lavorarono per essa troviamo vescovi come Elia Dalla Costa a Firenze e Nicolini ad Assisi, sacerdoti come mons. Vincenzo Barale a Torino, don Leto Casini a Firenze, don Arturo Paoli a Lucca e don Arrigo Beccari a Nonantola, laici come Gino Bartali e Giuseppe Moreali e tanti altri. La memoria di molti di essi, a cominciare da don Francesco Repetto e don Carlo Salvi, è onorata a Yad Vashem quale quella di giusti tra le nazioni.

Il dopoguerra (1945-47)

Nuclei della DELASEM si riorganizzarono rapidamente al seguito della Liberazione. Compito prioritario della DELASEM divenne quello da un lato di riunire le famiglie disperse (specie i bambini nascosti in conventi o presso privati) e dall’altro quello di organizzare l’emigrazione (ancora illegale) dei tanti profughi verso la Palestina, territorio allora sotto mandato britannico. Emblematico, a questo proposito, il caso della nave "Fede", bloccata nel porto della Spezia nell'aprile 1946 con oltre mille ebrei provenienti dall'Europa dell'Est: ci vorranno uno sciopero della fame, le denunce dell'Unità e l'interessamento personale di Alcide De Gasperi per sbloccare la situazione.

Bibliografia

  • S. Sorani, L’assistenza ai profughi ebrei in Italia (1933-1947). Contributo alla storia della DELASEM (Carocci: Roma 1983)
  • Sandro Antonimi, DELASEM: Storia della più grande organizzazione ebraica di soccorso durante la seconda guerra mondiale (De Ferrari: Genova, 2000)
  • Susan Zuccotti, Il Vaticano e l’Olocausto in Italia (Mondadori: Milano 2001)
  • Giorgio Nissim, Memorie di un ebreo toscano (Carocci: Roma 2005)
  • Enzo Collotti (a cura di), Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI, 2 voll. (Carocci: Roma 2007)

Collegamenti esterni