Giovanni Massa
Giovanni Massa, giovane intellettuale piemontese del secondo 800', si pone come la personalità più forte e ribelle dell' "associazione Dante" , sodalizio fondato da Molinari, Sacchetti, Guelpi e Galateo; in cui si uniscono i maggiori esponenti della scapigliatura piemontese, tra gli altri Giacosa, il Camerana e Faldella. Giovanni Massa oltre a essere il più ribelle, rappresentava la più grande promessa letteraria dell'associazione, ma a causa di uno stile di vita "maledetto", "Baudelairiano", morì giovanissimo e senza aver pubblicato nulla. La vita dell' intellettuale maledetto piemontese; che tanto incarna quel sentimento di smarrimento, rifiuto, insofferenza e crisi dell'intellettuale nei confronti della società, tanto caro alla scapigliatura lombarda; è raccontata dal Faldella nella sua opera " rovine ", preceduta da una dedica al Cagna in cui l'autore definisce il racconto come "biografia del letterato inedito". Faldella quindi mette alla luce nel suo racconto la pericolosità di una lotta contro la società attraverso l'assunzione dell'arte come esperienza totalizzante in cui cioè l'arte va a coincidere col dato vita come nel caso dell' amico maledetto Giovanni Massa. Massa comunque dopo la sua morte manterrà una notevole forza attrattiva e un grande fascino per i ragazzi del "Dante", tant'è che il Sacchetti probabilmente lo adombra nel protagonista di "Riccardo il tiranno" e in Giorgio Murena del "Cesare Mariani".
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