Ippolito Galantini
Suo padre era un tessitore ed egli stesso venne avviato al telaio, ma forte fu la sua vocazione alla catechesi, che lo portò fin dall'adolescenza a istruire i coetanei su questioni della fede, creando un gruppo di devoti a lui legati.
L'arcivescovo Alessandro de' Medici fu colpito dalla sua figura e lo nominò maestro di dottrina cristiana presso la chiesa di Santa Lucia al Prato. A soli 17 anni, dopo essere stato rifiutato dai cappuccini per la salute cagionevole, fu a capo della Congregazione di Santa Lucia e poi di quella del Santissimo Salvatore.
Quando alcuni benefattori gli donarono un oratorio a Firenze (dal 14 ottobre 1602), potè occuparsi della sua attività di catechesi in maniera autonoma. La sua attenzione fu sempre rivolta soprattutto all'istruzione dei ceti più modesti della popolazione e durante gli anni trovò sempre anche il tempo di aiutare il padre nel lavoro. Nel 1604 fondò la Congregazione di San Francesco della Dottrina cristiana, che ebbe un notevole successo fin dall'inizio, diffondendosi anche in altre località toscane e emiliane, dove fu inviato a istruire i suoi seguaci.
La Congregazione venne detta anche popolarmente Compagnia dei Vanchetoni, l'andare silenzioso (cheto) dei confratelli nelle processioni.
Morì nel 1619 a Firenze e la grande fama raggiunta fece sì che il suo sepolcro divenne da subito meta di pellegrinaggio. Venne dichiarato venerabile nel 1756 da Benedetto XIV e fu beatificato il 19 giugno 1825 da papa Leone XII.
La sua festa è celebrata il 20 marzo.
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