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San Tiziano

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San Tiziano (Eraclea, VI secolo d.C. – Oderzo, 16 gennaio 632?).

Nato nella seconda metà del sesto secolo dopo Cristo da una nobile famiglia di Eraclea, antica città posta nel litorale veneto. Ebbe come maestro san Floriano vescovo di Opitergium, attuale Oderzo: da lui fu ordinato diacono, sacerdote e quindi economo diocesano.

La sua fama di carità verso i poveri lo rese celebre in tutta la regione, tanto che quando san Floriano lasciò la propria cattedra vacante per andare a Ravenna (o a Pola) forse a causa del cosiddetto Scisma dei Tre Capitoli, Tiziano fu eletto suo successore a furor di popolo, pur avendo quest'ultimo cercato, inutilmente, di farlo tornare a casa.

Visse molto santamente e divenne famoso per le sue predicazioni e per il suo netto rifiuto dell' eresia ariana, allora dilagante tra le popolazioni longobarde.

Morì a Oderzo, forse nel 632, il 16 gennaio, e fu sepolto nella cattedrale della città, oggi non più esistente, dove secondo la tradizione avvennero molti miracoli che fecero aumentare la venerazione del santo in tutta la regione.

Il culto di san Tiziano è comprovato sin dall’VIII secolo.

E’ il santo patrono della città di Vittorio Veneto, della Diocesi e della città di Oderzo. Si festeggia il 16 gennaio.

La leggenda di san Tiziano

Il corpo del santo oggi riposa nella cattedrale di Ceneda (Vittorio Veneto) in un sarcofago di bronzo di stile neo bizantino. Una leggenda è nata sulla storia del trafugamento delle sue spoglie.

Secondo questa leggenda, il corpo del santo sarebbe stato sottratto una notte dai suoi conterranei di Eraclea per portarlo nella loro città.

Gli abitanti di Oderzo, venuti a sapere del furto, avrebbero rincorso gli eracleani con intenzioni ostili reclamando la restituzione delle spoglie.

Un vecchio riuscì ad evitare la battaglia consigliando alle parti di depositare il corpo del santo in una barca sul Livenza, lasciando alla volontà di Dio la scelta del luogo dove Tiziano avrebbe riposato.

La barca, risalendo miracolosamente il fiume, si sarebbe fermata a Settimo, attuale Portobuffolè, alcuni chilometri a monte.

Gli opitergini (abitanti di Oderzo) lessero questo come una vittoria, e posero il corpo su un carro che però i buoi non riuscirono a smuovere.

Fu così che il vecchio riapparve, consigliando tre giorni di preghiera e digiuno, al termine dei quali una vedova del luogo attaccò il carro alla sua mucca e al suo vitello, che si diressero nella chiesa di Ceneda, dove appunto il corpo del santo oggi riposa. Sul luogo verrà edificata in seguito l’attuale cattedrale.

La verità storica dice invece che il corpo fu spostato prima ad Eraclea, futura Cittanova, città di fondazione opitergina oggi scomparsa tra le paludi della laguna di Venezia, poi a Ceneda, nelle prealpi venete, dai Longobardi, in quanto la gloriosa Oderzo, continuamente saccheggiata dai barbari, non era più sicura.

Saranno gli stessi Longobardi, ad opera di Grimoaldo, a radere definitivamente al suolo la città nel 667 circa. A Ceneda verrà trasferita nello stesso periodo anche la sede vescovile.

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