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Santa Ninfa, vergine

biografie di santi


Santa Ninfa, vergine palermitana del IV secolo.

Vita

Le prime notizie riguardanti S.Ninfa risalgono ad un documento pontificio di papa Leone IV (847-855), che cita la chiesa della beata Ninfa Martire, nella città di Porto. Successivamente, nel 1113, le reliquie della santa furono collocate nelle chiese romane di San Trifone a Piazza Fiammetta, San Crisogono (1123) e nella cattedrale di Palestrina (1116), in provincia di Roma. Fino al 1593, la sua testa era venerata nella chiesa romana di Santa Maria in Monticelli, dove fu portata nel 1098, durante il pontificato di Urbano II (1088-99). Da manoscritti risalenti al XII secolo, Ninfa risulta essere figlia di Aureliano, prefetto di Palermo al tempo di Costantino, cioè agli inizi del IV secolo. Per la conversione di Ninfa al cristianesimo fu decisivo l'incontro e la frequentazione del vescovo di Palermo, Mamiliano. Il padre, Aureliano, cercò in tutti i modi di far recedere la figlia dalla nuova religione, fece persino arrestare Mamiliano con duecento altri cristiani e li sottopose a torture. Poiché ogni tentativo risultò vano, li fece rinchiudere in carcere, ma un angelo li liberò e li condusse in riva al mare, dove trovarono pronta una barca per prendere il largo. Si diressero verso nord e viaggiarono per mare fino all’isola del Giglio, dove rimasero qualche tempo in preghiera e solitudine. Il desiderio di visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo li spinse a raggiungere Roma, dove Mamiliano morì subito dopo aver realizzato il suo desiderio e Ninfa lo fece seppellire vicino al mare, ad un miglio da una località denominata Bucina. Un anno dopo, esattamente il 10 novembre, dopo un lungo periodo di stenti, anche Ninfa morì per cause naturali e fu sepolta in una cripta, sempre a Bucina. Gli abitanti del luogo, in seguito all’afflizione provata durante un periodo di siccità, pregarono la santa di intercedere presso Dio affinché piovesse. Si verificò il tanto desiderato miracolo e i cristiani cominciarono a venerarla come una santa.

Devozione

La venerazione per la santa si diffuse in meridione e il 5 settembre 1593 l'urna argentea contenente la testa della santa giunse a Palermo, sua città natale. La reliquia fu accolta solennemente dal Senato cittadino prima di essere riposta sotto l’altare della cattedrale di Palermo, dov'era venerata almeno dal 1483. La traslazione dell'urna, dalla chiesa romana di Santa Maria in Monticelli alla città natale, fu possibile per l'attiva opera di mediazione che la Contessa d'Olivares riuscì a compiere presso il Vaticano. A Palermo, S.Ninfa fu eletta patrona della città assieme ad altre quattro sante vergini, Santa Rosalia, Sant'Agata, Santa Oliva e Santa Cristina. Nel Martirologio Romano, curato dal Cardinale Cesare Baronio (1538-1607), la santa è commemorata con i santi Trifone, Respicio il 10 novembre, senza alcuna indicazione topografica, com’era già tradizione nella chiesa romana; così pure nelle edizioni posteriori, cioè in quella del 1748 voluta da Benedetto XIV (1740-1758), in quella del 1913 voluta da Pio X (1903-1914) e quella dei Bollandisti del 1940. L’associazione dei tre santi resiste tuttora, anche se in una recente revisione i santi Respicio, Ninfa e Trifone non sono più considerati santi “universali”. I busti dei santi, fino a qualche anno fa venivano esposti, assieme a quello di Santa Caterina d’Alessandria , il primo Sabato di Quaresima nella Chiesa di Sant'Agostino a Roma, in memoria del privilegio di celebrare la prima statio quaresimale alla chiesa di San Trifone in Posterula. Fino alla fine dell'Ottocento non solo si ricordava la statio, ma i tre santi venivano anche celebrati con una grande festa.

Ninfa, vergine