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Storia di Alatri

alatri | storia d'italia per città


Origini mitologiche

Una leggenda vuole che il dio Saturno, una volta spodestato da Giove, sia venuto nelle terre del Lazio e qui abbia fondato Alatri ed altre città (che pertanto vengono chiamate città saturnie), dando origine all'età dell'oro. Secondo un'altra leggenda i fondatori di Alatri sarebbero gli antichi ciclopi, ritenuti gli unici in grado di costruirne le possenti mura.

La questione del nome

La Torre alata nello stemma di Alatri L'attuale nome della città deriva dal nome latino Aletrium, attestato anche nella forma Alatrium. Non si conosce la forma del toponimo in uso in epoca preromana e tantomeno un suo eventuale significato, ma le sue origini sono probabilmente erniche o ernico- etrusche.

Sono tuttavia state proposte anche altre teorie che riferiscono il nome ad una matrice mediorientale:

  • L'orientalista del XIX secolo Cesare Antonio De Cara aveva ritenuto che il termine originario fosse Pal-ati-ri, divenuto quindi (P)al-at(I)-ri per la caduta della labiale aspirata e per la sincope della i di ati. De Cara attribuì il toponomo alle antiche lingue dell'Asia Minore ((P)al starebbe per "emigrante", (H)at sta per Hatti e ri indicherebbe possesso) e ne ricostruì il significato come: "(la città, o il luogo) che appartiene agli Hatti, venuti da lontano".
  • Sempre nell'Ottocento il cardinale Camillo Tarquini aveva invece supposto un collegamento al nome di El-Edrei, "la città il cui braccio è Dio", una città preisraelitica dell'antica Betanea in Palestina, l'odierna Der'a, al confine tra la Siria e la Giordania.

Un'etimologia popolare si richiama allo raffigurazione sullo stemma cittadino — che tuttavia è storicamente documentato solo dagli inizi del XII secolo (stemma del cardinal Ugone da Alatri) — della Torre alata o Alata Turris, che, per contrazione, sarebbe divenuta Ala(ta)t(ur)ri(s).

Preistoria e protostoria

Gli Ernici nel Lazio Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio di Alatri risalgono al periodo calcolitico: una tomba a fossa con il relativo corredo funerario, rinvenuta nel 1878 e riferibile probabilmente a popolazioni seminomadi, che praticavano il rito dell'inumazione.

Ceramiche appartenenti alla cultura proto villanoviana e teste di animali scolpite nella roccia lavica, scoperte nel 1959 nelle vicinanze del centro storico, testimoniano un successivo stanziamento.

La città ernica e la conquista romana

Alatri fu uno dei centri della popolazione italica degli Ernici. Intorno alla metà del VI secolo a.C. le quattro città più importanti degli Ernici (Veroli, Anagni, Alatri e Ferentino) si riunirono in una confederazione (la Lega Ernica), allo scopo fronteggiare la pressione dei Volsci e dei Sanniti. Secondo alcune fonti la Lega si sarebbe alleata con la Roma di Tarquinio il Superbo già nel 530 a.C.; gli Ernici entrarono comunque a far parte del foedus Cassianum nel 484 a.C..

I successivi tentativi di espansione di Roma provocarono conflitti con la Lega Ernica nel 380 a.C. e nel 362 a.C.. Nella successiva rivolta del 306 a.C. Alatri rimase fedele all'alleanza con Roma e ottenne di restare indipendente.

Da questo momento la pace tra Roma e Alatri durò ininterrotta, favorendo un benefico sviluppo culturale ed economico. Di fatto per la fedeltà sempre dimostrata ottenne il motto che è tutt'ora nello stemma: Vetustissima et Fidelissima Civitas Alatrina.

A questo periodo si data un piccolo tempio extraurbano di tipo etrusco-italico, i cui resti ( terracotte architettoniche ed ex-voto fittili) furono rinvenuti nel 1882 a circa 1 km dall'abitato e sono attualmente conservati nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, mentre un modellino in scala 1:10 è stato ricostruito presso il Museo civico di Alatri.

Roma

Fatta finalmente pace con Roma, Alatri conosceva un lungo periodo aureo, per nulla turbato dal minaccioso avvicinarsi dell'esercito di Annibale. Tale periodo ebbe un culmine nel primo quarantennio del II secolo a.C. in coincidenza con il doppio mandato di censore conferito a Lucio Betilieno Varo (viene nominato in un'iscrizione databile intorno al 90 a.C.), al quale si deve l'efficace riorganizzazione amministrativa e urbanistica della città.

Con la Lex Julia de civitate, nel 90 a.C. la città ricevette un ordinamento pubblico ispirato alle istituzioni romane (SPQA), ottenendo la piena cittadinanza romana e grandi benefici. L'amministrazione venne affidata a un quadrunvirato eletto tra i membri del Senato cittadino.

La presenza di cristiani nella città non è documentata prima del 380, ma si può supporre che il Cristianesimo sia arrivato già nell'età apostolica, per la conversione dei membri di un insediamento giudaico che risaliva al 63 a.C. e ripopolato nel 49, dopo la cacciata degli Ebrei da Roma, per ordine di Claudio.

Alatri può ritenersi una della più antiche diocesi del periodo subapostolico, creata assieme alle altre 48 del Latium adjectum in età costantiniana, anche se la prima notizia di un suo vescovo, Pascasio, si avrà solo più tardi.

Medioevo

Dopo la caduta di Roma la città di Alatri subisce un lento processo di decadenza ed il vescovo diviene l'unica autorità. San Benedetto da Norcia, dettaglio dall'affresco di Fra Angelico, San Marco, Firenze. La città subisce le invasioni barbariche e la sanguinosa guerra tra Odoacre e Teodorico. Le sorti della città furono momentaneamente sollevate dal patrizio romano Liberio che, forte della profonda amicizia prima con Odoacre e poi con Teodorico cercò di tenere estranea la zona alle scorrerie dei barbari. Nel vicino territorio ad oriente di Alatri, promosse la costituzione, per opera del diacono Servando, del protocenobio di San Sebastiano, una delle più antiche comunità monastiche d'Occidente, che nel 528 ospitò san Benedetto da Norcia e i suoi discepoli, Placido e Mauro per una breve sosta durante il loro viaggio da Subiaco a Montecassino. Ma nel 543 Alatri deve subire l'assedio e il saccheggio da parte di Totila e rimane completamente distrutta. L'anno seguente (544) viene inclusa nel Ducato romano, soggetto formalmente all'Impero Bizantino, ma di fatto controllato dal Pontefice.

A questa epoca risalgono i primi segni storici della presenza di un vescovo della città, tale Pascasio che accompagnò a Costantinopoli il papa Vigilio e con lui sottoscrisse nel 551 la condanna di Teodoro, vescovo di Cesarea in Cappadocia.

Il nuovo millennio

La presenza del cardinale Ugone da Alatri dimostra l'importanza che assume questo centro intorno all'anno 1000. Fin dall'XI secolo Alatri divenne un punto di riferimento per i pontefici costretti da varie traversie ad allontanarsi dalla sede apostolica. Erano le conseguenze delle dispute per la conquista del trono di Pietro e le prime avvisaglie della lotta tra papi e imperatori per stabilire la supremazia dei rispettivi poteri.

Fu così che Alatri ospitò per due mesi Urbano II, cacciato da Roma dall'antipapa Clemente III. Lo stesso Urbano, ricordato per l'intervento a sostegno della prima crociata, ritornerà ad Alatri nel novembre 1093.

Nel 1132 si ha uno degli avvenimenti più sentiti della storia religiosa della città: l’arrivo delle reliquie di papa Sisto I da Roma. Le reliquie furono concesse dal Papa agli abitanti di Alife (che speravano così di far cessare la peste che affliggeva la città) ma, stando alla tradizione, la mula che portava il carico, giunta presso Alatri, non volle più ripartire e le sacre spoglie, per decisione del Vescovo, furono deposte nella Cattedrale. Di fatto da ciò trae origine la particolare usanza, rispettata ancor oggi, secondo cui il vescovo diocesano neo-eletto faccia il suo ingresso in città su di una mula.

L'autonomia comunale e l'espansione territoriale

Enrico VI Negli anni in cui Roma si eleva a libero comune, la nuova forma istituzionale si andava diffondendo in tutto il Lazio: ad Alatri comparve nel 1173 e la magistratura dei consoli dura fino al 1241, quando viene eletto il primo podestà. I poteri militari e di polizia sono detenuti dai rappresentanti delle carcìe (i rioni in cui era suddivisa la città) strettamente legati al popolo. I problemi vengono comunque sempre affrontati dal governo locale con la collaborazione dei vescovi e con l’appoggio dei papi.

NeI 1186 la città, durante le lotte del papato contro l’impero, deve subire l’assedio dell’esercito germanico guidato dallo stesso imperatore Enrico VI (inviato dal Barbarossa per sottomettere le terre della Chiesa) ma esce positivamente dalla prova. Nei successivi conflitti fra Federico II ed il papato, Alatri rimane ancora fedele al pontefice e stipula un trattato di mutua difesa con Roma.

Il Duecento è il secolo che maggiormente vede impegnato il comune in una politica d’espansione territoriale: nel 1232 contesta a Collepardo il possesso dei monti attorno a Trisulti, nel 1240, approfittando della politica aggressiva di Federico II, attacca Guarcino. L’anno dopo, Alatri sottomette i collepardesi. Segno della sottomissione è il “ballo sacro” a cui sono obbligati i collepardesi nei giorni della festa del santo patrono alatrino, San Sisto, il mercoledì dopo Pasqua: venticinque collepardesi sono obbligati a raggiungere Alatri, armati ed accompagnati da un piffero. Dopo aver deposto le armi, ballano in omaggio ai magistrati cittadini e li accompagnano, sempre ballando, alla cappella del Santo.

L’ultimo paese ad essere aggredito è Ferentino, per il Castello di Tecchiena. Il conflitto per questo castello (non è certo se fosse dipendente da Alatri o autonomo), risale al 1188 quando i ferentinati lo danno alle fiamme.

Il contrasto tra il papato e gli ultimi svevi incide nella società locale creando divisioni fra le famiglie nobiliari: alcune parteggiano con gli svevi, altre si schierano con gli angioini. In tali divisioni emerge la figura del cardinale Gottifredo di Raynaldo, podestà dal 1286, che aiuta la città ad attuare un forte periodo di sviluppo economico, monumentale ed edilizio di cui abbiamo oggi importanti testimonianze.

L'espansionismo di Alatri continua sottomettendo Trivigliano e, durante la guerra dei Vespri, aggredendo Vico nel Lazio. Ma violente discordie scoppiano tra le fazioni nobiliari della città. Nonostante l’intervento papale, le lotte civili durano fino al 1296, quando la situazione si risolve con un'azione giudiziaria.

All'inizio del XIV secolo, a seguito della cattura di papa Bonifacio VIII, Alatri, assieme a Ferentino e diversi baroni dei luoghi, si schiera dapprima contro la famiglia dei Caetani, ma ben presto esce dalla lega per un rivolgimento politico interno: nel corso del 1305 infatti il partito nobiliare viene spodestato dagli artigiani e dai mercanti, che passano dalla parte dei Caetani. Viene continuata la politica di espansione territoriale verso Vico ed anche verso Frosinone: i due castelli sono costretti a partecipare al Parlamento di Alatri e a condurre guerra assieme al comune alatrino, pur con le proprie insegne.

Durante l'esilio avignonese del papato Alatri subisce il dominio di Francesco de Ceccano (1324) che occupa l'acropoli, venendo però cacciato due anni dopo: da questo momento sulla città alta, distrutte le fortificazioni e le abitazioni civili, resta la sola Cattedrale e la popolazione si concentra nella parte bassa.

Le successive Constitutiones Aegidianae promulgate da Egidio Albornoz nel 1357 obbligano la città a restituire la signoria su Trivigliano e a riconoscere il dominio dei Caetani su Torre. Durante lo scisma d’occidente la città, occupata dalle milizie papali, rimane forzatamente fedele a Urbano VI. La presenza delle milizie non impedisce però a Onorato Caetani di entrare in città e catturare quaranta nobili. Gli abitanti, per timore di altre scorrerie, nominano loro signori Adenolfo e Ildebrandino Conti, sottraendo per qualche tempo il potere al papato.

Nel Quattrocento la cittadina si trova a dover sciogliere una serie di controversie territoriali con Veroli e Frosinone e deve combattere contro un tentativo di Collepardo di tornare all’autonomia comunale: ciò durante la signoria di Ladislao I di Napoli (1408-1414), che divide la città fra suoi sostenitori e suoi nemici. Il nuovo papa Martino V, della famiglia Colonna, approfitta della situazione per infeudare ai suoi familiari i castelli sottoposti ad Alatri.

Salvo la breve signoria di Filippo Maria Visconti nel 1434, la città deve ormai sottostare al diretto potere pontificio, che si fa più soffocante e contribuisce all'inizio di un nuovo periodo di decadenza.

Età Moderna

Alatri condivide i difficili eventi dello Stato della Chiesa nel XVI secolo, in particolare il Sacco di Roma e la successiva occupazione spagnola la lasciano impoverita e a dover fronteggiare la peste. La situazione economica si aggrava anche a causa di lunghe lotte con i comuni vicini, non sempre favorevoli: si vede infatti occupata da Cesare di Caietani di Filettino e costretta a pagare tremila scudi per riottenere la libertà. Durante la guerra scoppiata tra Paolo IV e Filippo II re di Napoli, nel 1556, è addirittura occupata militarmente dal duca d' Alba Ferdinando Alvarez de Toledo.

Per sopperire ai bisogni della comunità, interviene il vescovo Ignazio Danti con un riuscito programma di riorganizzazione sociale e religiosa secondo le disposizioni del Concilio di Trento, che culminerà nell'istituzione del Seminario Diocesano. Tuttavia l'evento di maggior rilievo che caratterizza il breve episcopato dell'illustre vescovo scienziato è il ritrovamento nel 1584 dell'urna contenente le reliquie del corpo di San Sisto, nascosta dagli alatrini molti anni prima per paura del saccheggio e della profanazione.

Il XVII secolo per Alatri è segnato da due terremoti, nel 1617 e nel 1654, e nuovamente dalla peste, che colpisce la città nel 1656.

Nel Settecento viene attuata una riforma delle istituzioni locali, sostituendo i parlamenti con organismi più snelli, sempre formati su base sociale. La città raggiunge nel frattempo gli ottomila abitanti, e nel 1729 viene istituito il Collegio delle Scuole Pie ad opera dei Padri Scolopi.

Età contemporanea

Fatti susseguenti alla Rivoluzione Francese

La proclamazione della Repubblica Romana nel 1798 suscita un grande fermento in città: vasto è il seguito per le idee giacobine francesi, ed emerge un ceto dirigente filofrancese. Ma una ribellione nel luglio 1798 lo abbatte e ha luogo un vero massacro. Nonostante ciò nella sistemazione dell'ordinamento politico-amministrativo della provincia di Campagna e Marittima, che in quell'occasione prese il nome di Dipartimento del Circeo, Alatri fu dichiarata capo cantone di un vasto territorio comprendente Collepardo, Vico nel Lazio, Trivigliano e Fumone.

Dal 1809 al 1814 la città subisce il dominio accentratore e anticlericale della Francia napoleonica che porterà alla deportazione in Francia di molti dissidenti e del vescovo Giuseppe Della Casa.

Alatri, nonostante le lotte interne e contro i Francesi, riesce a ripristinare l'autorità papale prima degli altri comuni pontifici e viene inclusa nella Delegazione di Frosinone.

La Restaurazione e il Risorgimento

La Restaurazione produce un periodo di incertezza politica con lotte per il potere; a ciò si aggiunge il fenomeno del brigantaggio, nel quadro dell'arretratezza generale dello Stato pontificio. Vari i tentativi di migliorare la situazione, anche sotto il profilo culturale, quali l'istituzione di una cattedra di diritto presso il collegio degli Scolopi e la fondazione di un’accademia ernica; Gregorio XVI promuove riforme nell'istruzione ed opere pubbliche, Pio IX nel 1863 provvederà alla costruzione del grande acquedotto (ancora funzionante). Ma non vengono avviati i provvedimenti più urgenti, di natura economica e sociale. Nel 1830 un tentativo di sommossa popolare finisce con l’arresto dei due popolani promotori.

Durante l'esperienza della Seconda Repubblica romana, da Alatri partono una decina di volontari che si uniscono al battaglione Durando per la difesa della Repubblica: seguendo Garibaldi nel tentativo di raggiungere Venezia alcuni cadranno in combattimento, altri resisteranno fino alla fine.

Il patriota alatrense Sisto Vinciguerra viene eletto deputato alla Costituente romana, quindi con il ritorno dell'autorità pontificia si reca in esilio a Genova dove rimane fino al 1871.

In seguito all'unificazione della penisola, la popolazione raggiunge i tredicimila abitanti e si attua un potenziamento dei servizi di assistenza, la costruzione di una rete ferroviaria vicinale, che collega Roma con Alatri e fa cadere l’isolamento in cui si trova la città, fino ad allora lontana dalle principali vie di comunicazione.

Il Novecento

Con l'inizio del XX secolo vi è un certo incremento dell'attività artigiana da cui ha inizio un vivace progresso che con poche interruzioni dura ancora ai nostri giorni. Nello stesso tempo aumenta con rapidità la popolazione e naturalmente si accresce l'area del centro abitato che supera assai presto l'antica cerchia muraria.

Fiorisce anche la vita letteraria e politica: si segnalano le figure di Luigi Ceci, socio della Regia Accademia dei Lincei e professore ordinario di storia comparata delle lingue classiche all'università di Roma, di padre Luigi Pietrobono, celebre dantista ed intimo amico di Giovanni Pascoli, nonché quello del canonico Luigi De Persiis, profondo e autorevole storico della città.

In questo periodo si assiste a profonde modificazioni socio-culturali che permettono il passaggio da una società pseudo-medioevale ad una moderna. Le lotte politiche del primo dopoguerra vengono segnate anche da scontri fra il forte partito cattolico e l’emergente fascismo. Seguendo le sorti della monarchia italiana, ormai tragicamente vincolata al regime fascista, la città subirà pesanti perdite umane durante la seconda guerra mondiale, che provoca un notevole movimento di resistenza: un pesante bilancio di vittime, con la rovina di molti monumenti e abitazioni, si ha durante l'occupazione tedesca del 1944.

Dopo la guerra, anche se l’industrializzazione non prende piede nel territorio, Alatri diviene una città florida economicamente. Sparisce il latifondo, ma anche il tradizionale artigianato, ormai poco produttivo, e in compenso si potenziano le attività commerciali.

Categoria:Alatri Categoria:Storia d'Italia per città